Generalità

I criteri usati nella progettazione si riferiscono a concetti, come quelli di “healthcare design”, di “therapeutic environment” o a quello che Millicent Gappel chiama “psyconeuroimmunology”, ovvero l’arte e la scienza di creare degli ambienti atti a prevenire la malattia, accelerare la guarigione e promuovere il benessere.[25]

Da un punto di vista storico, l’uso dell’ambiente a scopo terapeutico era già presente nelle Note scritte da Florence Nightingale nel 1859 per la progettazione dei nuovi ospedali: la salute dei pazienti – diceva – viene influenzata dalla ventilazione, dalla temperatura, dal controllo del rumore, dalla luce, dalla pulizia e dalla varietà dell’ambiente. L’intento era principalmente igienico e si andò via via affievolendo come elemento di progetto con l’introduzione degli antibiotici, la divisione del lavoro fra il personale e la standardizzazione dei metodi costruttivi.

Oggi ritorna l’attenzione sui problemi dell’ambiente fisico proprio a partire dalle esigenze terapeutiche di particolari soggetti come anziani lungodegenti, reparti pediatrici, unità di cura intensiva,..

La filosofia generale che sottende tutto il progetto, e, in particolare quello degli spazi dedicati ai pazienti, si riferisce ai seguenti tre principi fondamentali:

1.- Creare un “SENSO DI BENESSERE” (sense of ease)

Il paziente deve avere la padronanza dell’ambiente circostante in modo da sentirsi confortevolmente; deve sentirsi incoraggiato ad occuparsi dell’ambiente circostante, il quale deve essere sufficientemente flessibile ma sicuro.

2.- “PERMETTERE CHE GLI INDIVIDUI SIANO SE STESSI”

Massimizzare l’indipendenza del paziente mediante “scelte guidate ma percepite come libere”; migliorare la qualità della vita dei pazienti e delle famiglie, riducendo il senso di frustrazione mediante un opportuno supporto alla stabilizzazione del declino fisico e psichico.

3.- Creare spazi con l'”EFFETTO CASA”

Cosa sia effettivamente l'”effetto casa”, che viene normalmente richiesto per gli spazi destinati ai malati Alzheimer, è un problema in molti casi equivocato, in quanto viene spesso interpretato come riproduzione fisica dell’ambiente domestico di provenienza.

Appare chiaro che se questo approccio può essere anche parzialmente realizzato nelle stanze da letto delle strutture residenziali, sicuramente è impossibile negli spazi comuni, ove convivono persone di differenti ambienti di provenienza, e con diverse idee di cosa sia un “ambiente domestico”.

Interessante è a questo proposito la soluzione data dai progettisti del Corinne Dolan Alzheimer Center ad Heather Hill, Ohio [23], che hanno ritenuto che l’aspetto fondamentale dell’ambiente domestico fosse il controllo che viene esercitato su di esso. La gente, a casa propria, si muove in sicurezza perché conosce ogni aspetto, mangia quando vuole, controlla la temperatura, apre e chiude le finestre quando vuole,…

L’ambiente è tanto più “domestico” quanto più il paziente si sente in grado di controllarlo e di muoversi in sicurezza.

In questo senso la presenza dei seguenti elementi contribuisce alla creazione di questo “effetto”:

· Immagine “non-istituzionale” (non deve sembrare una istituzione totale, né un ospedale, né una casa di riposo);
· Il malato deve avere un rapporto personale con gli assistenti e in modo continuativo con la stessa persona;
· Il cibo non va servito con vassoi tipo self-service, ma in modo famigliare;
· E’ disponibile del cibo anche fuori dalle ore canoniche dei pasti e la cucina è accessibile ai residenti;
· I degenti si alzano e vanno a letto quando vogliono;
· I degenti portano degli effetti personali da casa per personalizzare la stanza da letto;

Il valore terapeutico di un ambiente “domestico” sta soprattutto nella riduzione dello stress dovuto all’impossibilità di controllo sull’ambiente circostante, alla coscienza dei limiti della propria autosufficienza, con le conseguenti depressione, passività, aumento della pressione sanguigna e riduzione del sistema immunitario [24].

Il benessere fisico ed emotivo è influenzato dai seguenti elementi ambientali: luce, colore, suono, odore, tatto e spazio [25]; una diversa composizione dei suddetti fattori può determinare l’efficacia o meno del risultato progettuale.

Sono stati quindi considerati con attenzioni tali elementi.

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